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COMMENTI SUL NUOVO CD:
COMMENTI DA TUTTO IL MONDO
WWW.FUMARELAPIPA.COM
15/9/2007 17:13:44
"...E' un disco acquistato qualche giorno fa e che non riesco a togliere dal lettore.
Un pomeriggio di questa settimana, bighellonando tra negozi di dischi e libri, un mio amico rivenditore mi fa: "Hai mai sentito parlare di Riccardo Mei?".
Io gli ho risposto di no. Lui mi ha subito detto che valeva veramente la pena ascoltare il suo nuovo disco. "E comunque", ha aggiunto, "è di qui della nostra zona, è di Ascoli". Mi è bastato l'ascolto di metà del primo brano per riportarmelo a casa.
Il disco in questione è "A lot of livin' to do", un gran bel disco, inciso da un cantante che, fino a qualche giorno fa, non sapevo nemmeno esistesse. Una vera e piacevole sorpresa.
Il lavoro si inserisce nel buonissimo jazz swingato dei migliori crooner; si sente l'ombra del Sinatra migliore, quello degli anni giovanili della Verve, di tanto in tanto, che fa capolino dietro alle spalle del giovane Mei; si può ricordare a tratti Tony Bennett e anche Bing Crosby nei passaggi più morbidi e vellutati. Ma i nomi citati non sono modelli da cui il nostro dipende. La voce di Riccardo Mei è invece una voce molto personale, molto ben impostata, già formata e completamente matura e, oltretutto, molto bella. Dopo il successo di Mario Biondi - che a parer mio possiede una voce interessante ed espressiva ma non bella per via del suo timbro ovattato o nasale - ecco un altro crooner italiano di livello qualitativamente più alto. Il disco si divide in due sezioni ideali; gli organici dell'una e dell'altra sono diversi. Nella seconda si può ascoltare il magico trombone del non sempre valutato come merita Bill Watrous. Alcuni titoli di brani contenuti nel disco: "Body & Soul", "Just in Time", le sinatriane "All the way" (bellissima!) e "The Lady is A Tramp" in cui vi è uno straordinario dialogo voce-trombone.
Che dire ancora: è un ottimo disco di jazz vocale, come non ne ascoltavo da tanto tempo. E' una goduria sentire la voce di Mei giocare, vibrare, emozionarsi, trovarsi a casa propria con i fidi compagni con cui dialoga, farla da padrone, insomma, in tutti i brani del disco e sfoggiare una gran classe. L'unico rimpianto è che nomi quali Diana Krall e Michael Bublè continuano ad andare per la maggiore, mentre quello in questione
- che si inserisce nella migliore tradizione jazzistica del genere a livello internazionale -
resta tra le perle ancora nascoste. E forse, proprio per questo motivo, ancora più preziose...
PS: si consiglia di ascoltare il disco di notte e di caricare la propria pipa preferita; di chiudere tutte le finestre, tappandosi in casa. Caricare con naturali, con buoni tabacchi un po' pesantini... far andare il disco, fumare, chiudere gli occhi e immaginare di trovarsi nel più scassato, fumoso, sporco jazz club americano...
Maurizio Marota,
poeta e scrittore.
da www.fumarelapipa.com
Settembre 2007
NdR(iccardo):
Che dire ?
Grazie a chi scrive con competenza e passione su Fumarelapipa.com!
Un commento come questo, oltre a farmi bene al cuore, mi fa sapere che il mio lavoro ha funzionato:
ho trasmesso delle emozioni, e le abbiamo condivise. Buone fumate, e buon ascolto!
Riccardo
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SUONO - Luglio 2007
Riccardo Mei
A Lot Of Livin’ To Do
GO4 Records 1003
"È davvero un peccato che le realizzazioni discografiche di Riccardo Mei siano così rare.
Qualcuno ricorderà che
proprio in queste pagine
si parlò del precedente album
firmato dal cantante marchigiano,
il gradevolissimo “Witchcraft”
inciso con compagni illustri
(Richie Cole al sax alto,
Massimo Faraò al pianoforte,
Giorgio Rosciglione al contrabbasso (sostituito dal basso elettrico di Francesco Puglisi in un brano)
e Gegè Munari alla batteria.
Ebbene, stiamo parlando del 1998 (senza contare che l’incisione risale al ’94!) Certo, Riccardo è molto impegnato (e apprezzato) come attore, ma ciò non toglie che la sua passione per la tradizionale canzone americana di pregnanza jazzistica meriterebbe una documentazione più fitta e puntuale. Anche in questo suo nuovo lavoro si contorna di musicisti di vaglia, presentandosi con due diverse formazioni e contando sugli arrangiamenti di Marcello Rosa e Massimo Pirone (tra gli altri, oltre ai due trombonisti, possiamo ascoltare anche Dino Piana, Bill Watrous, Fabrizio Bosso, Pietro Lussu, Pietro Ciancaglini, Lorenzo Tucci, e ancora Puglisi, Rosciglione e Munari).
Mei omaggia Sammy Davis Jr,
Bobby Darin, Mel Tormé,ma il suo idolo è Sinatra,che rievoca con trasporto sincero e sorridente."
V.a. 7,5
V.t. 7,5
Maurizio Favot
SUONO - Luglio 2007
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"Ecco un cantante che piacerà.
Ha una bella voce, aperta, un timbro arguto e fantasioso, una buona densità lirica e pronuncia bene l'inglese.Qui canta quindici standard inossidabili che furono dei vari Sinatra, Bennett, Tormè: un'impresa che Mei parrebbe proprio affrontare in piena scioltezza, del tutto conscio delle proprie possibilità. Il senso di rilassatezza che percorre l'intero Cd dipende anche da questo, oltre che dagli ottimi arrangiamenti di Marcello Rosa e Massimo Pirone per un gruppo "tutto ottoni con ritmi" di grande suggestione."
BRUNO SCHIOZZI
Musica Jazz, febbraio 2007
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'Il sound gonfiato dagli ottoni è volutamente quello old style degli anni d'oro di Frank Sinatra,
che viene riletto dalla credibilissima voce di Mei.
Molti gli ospiti.Da Marcello Rosa a Fabrizio Bosso: la vecchia e la nuova guardia del jazz vanno a braccetto.'
Helmut Failoni
DIARIO della settimana di
Enrico Deaglio - n. 44, 17/11/06
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"Caro Riccardo,
(...) mi sto godendo a fondo il tuo disco eccellente. Grande scelta di repertorio (e ti sono grato per aver resuscitato da maestro, in quel bel medley,
Dinner for One Please, James, che adoro nella versione di Al Hibbler… e anche Thanks for the Memory, io sono un fanatico di Bob Hope), arrangiamenti elastici e immaginosi, assoli preziosi (Piana, Bosso, Bill Watrous), in perfetta comunione con un canto maturo e sofisticato,
capace di entrare nella canzone in maniera personale ma rispettandone pienamente i valori lirici e melodici.
E quegli elementi di humor
miscelati al respiro romantico, in Beyond the Sea,
in The Very Thought of You, in My Kind of Town,
in Nancy (con le varianti su Nicole Kidman e
Julia Roberts!).
E la limpidezza e profondità della dizione.
E la grazia ritmica" (...)
Luciano Federighi - lettera personale-
Maggio 2007
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Riccardo,
Thanks for the CD, which I loaded to my IPOD & played.
You chose many wonderful songs, with swinging arrangements and it's
obvious you were very comfortable with, and passionate about, this great material. I was also thinking of you when I was listening to the current CD of Roberta Gambarini ("Easy to Love"), which was in my Top 5 favorites for 2006.
It's so positive to me to hear artists from other countries be so "into" this special music.
The world obviously needs more things, like this,
to bring us all closer together.
All The best,
Tom.
TOM PIERCE, allaboutjazz.com
Dicembre 2006
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"Caro Riccardo, mi ha dato grandissima gioia ascoltare il tuo disco così ben fatto, così carico di quell'energia che fino a qualche decennio fa era prerogativa solo dei jazzisti americani.
Qui invece tu e tuoi complici dimostrate
di avere del tutto appreso quella lezione, di esservene appropriati, di averla fatta vostra personalizzandola.
A parte la tua bravura hai scelto giustamente complici eccellenti.
Davvero bellissimi gli arrangiamenti di Marcello Rosa che ti prego di abbracciare da parte mia.
E' davvero un bel disco, gradevolissimo, che ha rallegrato questa mia giornata...( )
La mia ammirazione quindi e la mia amicizia."
PUPI AVATI - REGISTA - lettera personale-
Novembre 2006
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"Dear Riccardo,
your new release "A lot of livin' to do"
looks and sounds TERRIFIC ...
You can be proud of this.
Best of luck."
GIACOMO GATES - Ottobre 2006
www.giacomo gates.com
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Riccardo Mei - A Lot Of Livin’ To Do "Riccardo Mei è il nostro cantante più vicino a Frank Sinatra, Sammy Davis JR., Tony Bennett, Bobby Darin, Mel Tormé, e a tutti coloro che hanno reso immortale il “Great American Songbook”. Con “A Lot of Livin' To Do” Riccardo giunge al terzo disco. In questo nuovo lavoro il cantante marchigiano, ma romano d’adozione, si affianca ad un altro musicista di prestigio internazionale, il trombonista Bill Watrous, la cui statura è documentata per ora da un numero ristretto di registrazioni. Nell’occasione Riccardo prende lo spunto per dedicare l’intero disco ad un album storico di Frank Sinatra, “& Swinging Brass” del 1962, che “The Voice” registrò avvalendosi degli arrangiamenti di Neal Hefti. Affidato alle sapienti mani di Marcello Rosa, questo repertorio di standard rivive di una freschezza e di una originalità desuete. Sonorità ricche e avvolgenti, ma anche assoli di tutto rispetto da parte dello stesso Rosa edi Dino Piana, di trombettisti quali Frabrizio Bosso e Aldo Bassi, del piansita Pietro Lusse, completano il disco che vede comunque in Bill Watrous il protagonista principale. Riccardo Mei offe una prova di grande maturità vocale, imperniata su una inappuntabile dizione e su un'interpretazione dei testi emozionante e solare allo stesso tempo. Imperdibile per chi ama il jazz vocale senza tempo."
IRD NEWS
Settembre 2006
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"Ciao Ricardo, the program with your excelent cd will be on november 9,
at 8 pm, buenos aires time,
by www.radiopalermo.com.ar
(on line 99.5).
thank you for your music."
Novembre 2006
JOSE' LUIS AJZENMESSER
Radio la guagua, Buenos Aires
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La voce
Voce e volto
Riccardo Mei, voce e volto.
Cantante jazz, attore, speaker televisivo e radiofonico, presentatore, doppiatore...
Molti lo hanno assistito ai suoi concerti come cantante nei jazz club di Roma, Bologna, all’ Ancona Jazz Festival, al Jazz Festival di S.Marino, d’estate in giro per l’Italia accompagnato dalla Italian Big Band; altri per averlo visto cantare dal vivo in televisione, ospite di programmi di Rai Uno, Rai Tre o TMC. Ma molti di più sono quelli che ascoltano la voce di Riccardo Mei in televisione tutti i giorni.
La sua estrema versatilità gli ha consentito negli anni di collaborare a trasmissioni televisive di ogni tipo, adattandosi alllo spirito e al tono di ogni programma. Riccardo dal 1989 presta la sua voce a infiniti programmi della Rai : è la voce del programma GAIA , oltre che della promozione Rai e di decine e decine di altri programmi, ogni giorno nei programmi de LA7, ma anche su Sky, in centinaia di documentari, servizi, spot e promozione per molti canali, Rai Sat Premium, Rai Sat Extra, Rai Sat Cinema World, Sky News, National Geographic, History Channel, Cult Network, Planet, così come per la realizzazione di DVD a carattere culturale, storicie geografici ( De Agostini Editore ).
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Mark's times
RICCARDO MEI IS AN ITALIAN MURK MURPHY
"Riccardo Mei is an italian Mark Murphy. A former student of Mark’s it shows, perhaps too much, Alma pointed out to me. His album “Witchcraft” is filled with mainly standards, and the kid is really
with it ! The only thing I didn’t care
for was his italian accent, but that’s a personal thing of mine.
Some women find them more romantic, but speaking for myself,
I’d like to see him spend about two years working in the States to get rid of it. Meanwhile he’s very impressive! I did like him sing in Italian though. More about him on another page. "
"THE SWEETEST SOUNDS" - Mark's Times, 1998
"Discovery"
From Italy this time come a new exciting vocalist. A one time student of Mark Murphy, this pianist/ singer has recently made an album with Richie Cole titled "Witchcraft ! ", recording mostly standards like the title tune, plus "Never let me go", "DC farewell ", "Didn't we", "Change partners" and "I could write a book".Reading the notes, all his life (born 1963) he's been listening to Sinatra, Crosby, Bennet, Haymes and even David Allyn: He also appears to like Richard Harris, which makes two of us !
Indeed, his choice of songs appears to be tributes to some of these vocalists, like say to Dick Haymes, comes the ever beautiful "If I should loose you"."DC farewell" is an obviuos tribute to Mark, who insired him to "scat ", and he does this very well indeed.
In fact it appears to me with this album, it's Mark Murphy who has had the larger influence, as his scatting on say "One step ahead of the blues" is pure Murphy to my ears.
Even on "Write a book" it's there ! Born in Camerino, Italy, he went on to receive a diploma in Illustration and Television in Rome, but his heart was in singing, and he attended clinics even in Berkley. Appearing in concerts throughout Italy, he even sang on tributes shows to Sinatra, Billie Holiday and Nat Cole for television. His first solo album was "My funny Valentine", in '89 with a trio. In '96 he appeared on another album, this time with Jack Walrath titled "VONGOLE !", recorde live in Ancona."
BERT WERNER
Mark's Times - 1998
The Murk Murphy appreciation Society
( former president of the Sinatra Society )
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HANNO DETTO:
"...ATTENZIONE alla bella voce del cantante MEI, una vera rivelazione per chi ama i jazz singer di classe."
da INTERNATIONAL RECORDS DISTRIBUTION News - 1997
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"..Un timbro del tutto peculiare, da caldo baritono, con nuances vellutate sugli acuti..."
.."tutttavi a Riccardo i panni, pur nobili, del "crooner" stanno un pò stretti: egli possiede in realtà tutti i requisiti del del completo cantate di jazz: da MARK MURPHY ha ereditato un uso plastico e agile dello "scat ", mentre l'utilizzo della voce in senso più orchestrale, molto vicino quindi ai timbri tipici strumentali, deriva dall'assimilazione di tendenze più moderne, sintetizzate da BOBBY MC FERRIN."
..."Un interprete autentico e di carattere, che stratifica ogni esperienza per poi dimenticarla nel momento stesso di affrontare un brano, perchè capace di far affiorare in ogni istante la propria, ricca, personalità."
"..Quanta freschezza nell'ascoltare "Witchcraft ",... oppure nell'imbattersi in "All or nothing at all", che "The voice" portò al successo adddirittura nel 1939 con l'orchestra di Harry James, trasformata in una versione tale da farla sembrare scritta l'altro ieri..."
..."mi sembra che Riccardo, nel disco che state per sentire, mostri un tangibile progresso stilistico, e, cosa molto più importante, riveli un talento poetico preciso,che gli permette di scavare nell'essenza della canzzone evidenziandone i significati più nascosti, di catturare in definitiva il fruitore in un legame privato di complicità emozionale.I brani sono stati scelti con mano felice e gusto impeccabile."
Sulle canzoni Italiane interpretate da Riccardo Mei in "Witchcraft ! ":
.."Un'evidenza particolare va data infine ai brani cantati in italiano, a riprova di una intelligenza espressiva che denota originalità e coraggio,"Arrivederci, Roma"..." resa in questo modo, con tanto di strofa ( stupenda: mi ha ricordato il caso di Stardust " ) dimostra un'attualità altrimenti sconosciuta, per nulla blasè.In "Vedrai, vedrai" la commozione di Riccardo è resa ancora più palpabile da dal sostegno solitario del piano, mentre "Un assolo di sax ", l'unico suo original del disco, ci fa scoprire l'altra faccia dell'amore, la gioia di vivere espressa attraverso un sottile erotismo."
"Questo "Witchcraft ! " è un disco di assoluto livello internazionale, che merita un posto di riguardo in ogni discoteca che si rispetti.Da qualche anno gli osservatori concordano nel sottolineare gli importanti balzi in avanti che il jazz italiano ( o, per meglio dire, suonato da jazzisti italiani ) ha compiuto sul piano strumentale.Ora è arrivata l'occasione di ricordarsi anche di un cantante."
MASSIMO TARABELLI
Dalle note di "Witchcraft ! "
Philology w 94.2. - 1997
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"...Diversa, piena e robusta è la voce di Riccardo Mei, baritono naturale che sa piegare i propri mezzi espressivi alle sigenze del jazz più puro e brillante.Affiancato da uno strepitoso Richie Cole al sax alto, da Massimo Faraò al al piano, da Giorgio Rosciglione al contrabbasso e da Gegè Munari alla batteria , Mei interpreta famosi songs della tradizione jazzistica, ( All or nothing at all, Never let me go... ) con incontenibile brio.Preziose sono poi le versioni di due notissime canzoni italiane, Arrivederci Roma e Vedrai, Vedrai : brividi per il cuore e per la mente."
ROBERTO PARMEGGIANI
su FAMIGLIA CRISTIANA, n. 49 del 10.12.97
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Dalle note di copertina del suo album di esordio "MY FUNNY VALENTINE" ( Philology 214 W23, 1989 )LUCIANO FEDERIGHI, il più conosciuto e autorevole critico italiano specializzato nel canto jazz, così ha scritto:
"In questo periodo di rinascita della vocalità jazzistica ( particolarmente femminile ) in Europa e in Italia, l'apparizione di un cantante come Riiccardo Mei merita a mio avviso di essere salutata con soddisfazione..."
.."Mei si colloca in una linea di interpreti del grande "song" americano, da Sinatra a Dick Haymes, da Crosby a Johnny Hartman, che non vanta da noi epigoni..."
e, ancora ...."il suo approccio alla canzone è fatto di umile dedizione e di sobria eleganza."
LUCIANO FEDERIGHI
Dalle note di copertina
di "MY FUNNY VALENTINE"
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"Riccardo Mei è il più grande cantante italiano. Ha sbagliato decennio: se fosse nato negli anni '30 o '40 sarebbe diventato una star mondiale. "
GIANLUIGI TROVESI
Seminari Senesi di Jazz, 1988
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" Hey man, you can REALLY sing ! "
BENNY GOLSON,
a Riccardo Mei
dopo un concerto insieme
con la ITALIAN BIG BAND,
estate 2001.
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CORRIERE DELLA SERA
Riccardo Mei, Piana, Sellani, Fioravanti, Manzi.
" Baritono leggero" dalla vocalità fascinosa e bene educata, che può davvero ricordare quella del Sinatra primi anni '40, Mei si destreggia con disinvolta bravura ( e grande successo ) fra As time goes by, I've got you under my skin, The girl from Ipanema, All the way e una frizzante
I get a kick out of you : il meglio è una bella Night and day dall'inizio "dialogato con la batteria di Manzi. "
( O.Mar. )
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RITMO - Genn. 1995
IN CONCERTO
"E' molto piacevole conversare con lui: voce suadente, calda, impostata anche per fare teatro; profonda conoscenza della materia professionale.Una continua ricerca dell'ottimo nelle sue performances lo rendono un faro del vocalismo maschile nostrano nello scarno schieramento dei vocalists di jazz ( sto parlando naturalmente di RICCARDO MEI ).
Si è da poco inaugurata la stagione jazz '94 - '95 di AMBO ( Mai Bologna Senza Jazz ! ) che lo ha visto protagonista per una intera settimana alla "Cantina Bentivoglio" di Giovanni Serrazanetti e Soci, dove il pubblico, prevalentemente femminile, lo ha entusiasticamente applaudito.
Era accompagnato dal trio modenese,Glauco Zuppiroli (cb, leader ), Davide Fregni ( p ), Andrea Burani ( batt ), il quale rappresenta l'ossatura ritmica del locale, in grado di accompagnare egregiamente chiunque, nazionale o estero. Loro sempre forniscono la ritmica nei frequentatissimi seminari internazionali organizzari da Serrazanetti, che da qualche anno si svolgono alla Villa Guastavillani nella Bologna collinare.
Vocalist, attore, doppiatore, speaker pubblicitario ( radio e tv ), strumentista ( sax, flauto, chitarra ), designer, l'eclettismo di Riccardo non ha limiti.
Nel 1989 registra col trio di Amedeo Tommasi l'ottimo ellepi "My Funny Valentine" - Philology 214 - w 23, distrib. I.R.D - dove con 12 standards delinea il proprio profilo artistico offrendoci gioielli come "Have you met miss Jones ? ", "Autumn in New York ", "You go to my head ", "The nearness of you", "Days of wine and roses ". Naturalmente il suo vasto repertorio ne comprende tantisssimi altri. Nato una trentina di anni fa nelle Marche ( ora vive Roma ),Riccardo è il più qualificato a rappresentare l'evoluzione del "crooning" passato. Da ricordare il suo personale ssuccesso con lo spettacolo "Close to you, Frank ! " dove il riferimento a Sinatra può essere voluto però senza dipendenza, perché egli non è soltanto un insuperabile interprete del jazz vocale, ma sconfina con la medesima naturalezza nel " be-bop scat " o nel "vocalistic" di Bobby Mc Ferrin.
Concludendo: RICCARDO MEI è sicuramente un cantante jazz che, grazie anche alla perfetta conoscenza dell'idioma anglosasssone, non ha confini col passaporto della sua inconfondibile voce. "
VLADIMIRO LUPI
Musicologo
Autore di :
"Vocal groups in modern jazz - Vocalese", e "Vocalese 2".
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15 Edizione ANCONA JAZZ - Ottobre 93 - Maggio 94
Riccardo Mei Quintet "Close to you, Frank ! " Frank
"Questo concerto è un progetto originale in esclusiva per “Ancona Jazz”. D’altronde, conoscendo bene Riccardo, l’idea non poteva che scaturire così. Nel panorama vocale italiano, ma non solo, egli rappresenta un’eccezione, un caso forse unico di deviazione ad un mondo, quello di Sinatra cioè, ma anche di Bing Crosby, Dick Haymes, Johnny Hartman, David Allyn, Sammy Davis Jr., che si tende sempre più a dimenticare. Crooner dunque di raffinata eleganza, padrone di una tessitura vocale di ampia seduzione e di una perfetta dizione, Mei possiede anche una vasta cultura specifica che piega ad una visione personale della canzone, evitando i pericoli della riproposta superficiale e datata per mettere in rilievo significati poetici senza tempo. Sa bene che non è necessario stravolgere le linee melodiche di un pezzo, e improvvisare in “scat”, per essere considerato un artista creativo. Appassionato di immersione subacquea, egli preferisce addentrarsi nei lati più nascosti del pezzo, giocando sulle sfumature, evidenziando emozioni private che l’ascoltatore riesce a far proprie. Ogni suo concerto è un’esperienza che difficilmente si dimentica e l’esibizione di stasera, saprà provarlo con maggiore intensità. "
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Ancona Jazz -Official Web site
A LOT OF LIVIN' TO DO - RICCARDO MEI 2006
NOVITA' :
RICCARDO MEI “A Lot Of Livin’ To Do” – GoFour 1003- 2006
A Lot Of Livin’ To Do / Body And Soul /Beyond The Sea /Just In Time /The Tender Trap /Our Love Is Here To Stay /The Very Thought Of You /Dinner For One, Please James – Goodbye – Thanks For The Memory /My Kind Of Town-
Riccardo Mei, canto; Marcello Rosa, trombone e arrangiamenti; Dino Piana, Julia Rogers, trombone; Fabrizio Bosso, Aldo Bassi, tromba; Giorgio Cuscito, pianoforte; Pietro Lussu, pianoforte; Francesco Puglisi, contrabbasso; Pietro Ciancaglini, contrabbasso; Lorenzo Tucci, batteria; Stefano Rossini, percussioni.
Nancy /All The Way /I Get A Kick Out Of You /Angel Eyes /The Lady Is A Tramp /Where Or When
Riccardo Mei, canto; Bill Watrous, trombone; Massimo Pirone, trombone e arrangiamenti; Paolo Boccabella, Enzo De Rosa, Guglielmo Battistelli, trombone; Alessandro Bonanno, pianoforte; Giorgio Rosciglione, contrabbasso; Gegè Munari, batteria; Massimo D’Agostino, batteria
"Non mi capita quasi mai, ma stavolta mi è venuta voglia di riascoltare un disco dall’inizio subito dopo il primo ascolto. E’ vero, è una nostra creatura (terza uscita dell’etichetta Go4), ma ho cercato di essere il più obiettivo possibile.
La realtà è che adoro questi dischi, mi fanno capire una volta per tutte che il jazz è ancora vivo e vitale, pieno di passione e sentimento e come riesca ad abbattere qualsiasi confine geografico e culturale.
Su Riccardo Mei ho scritto già in tante altre occasioni che corro il serio rischio di ripetermi. Eppure, pur conoscendolo da anni sono rimasto colpito non per quella evidente maturità che si poteva facilmente prevedere, ma per l’immacolata, anzi forse vieppiù accentuata, adesione entusiastica, pura gioia per lo spirito, ad un repertorio così “classico” e battuto e verso un mondo, quello dei “crooner”, ancora vivissimo e seguito (penso a Michael Bublè e Diana Krall, Peter Cincotti e Stacey Kent).
Le cose da dire su questo disco prezioso sono molte, ma vedo di sintetizzarle. Riccardo possedeva una seduta, breve quanto intensa, con un ospite prestigioso quale Bill Watrous, trombonista sensazionale e sicuramente sottoregistrato. Trova subito la soluzione giusta, anche se i tempi di realizzazione si allungano: ispirarsi a grandi arrangiatori quali Neal Hefti (la mitica seduta di Frank Sinatra “And Swinging Brass”, del 1962), Marty Paich (il Dek-tette dietro Mel Tormé), Gil Evans e Ralph Burns e uniformare il disco privilegiando il suono degli ottoni come sfondo. La scelta, a questo punto, non poteva cadere che su Marcello Rosa, da sempre alle prese con scelte timbriche basate sull’impasto tra più tromboni e trombe. Marcello, jazzista vero, ironico quanto intelligente, diversifica però la sua seduta dall’altra dal punto di vista ritmico: se Massimo Pirone, giovane trombonista assai esperto delle cose “sinatriane”, mette al servizio di Watrous delle partiture tendenzialmente di carattere impressionistico e lirico, egli punta su un più ampio spettro di colori e ritmi e su una lettura quindi più solare ed espressionista.
Riccardo vive ormai di luce propria; i rimandi stilistici a Sinatra, Bing Crosby, Bobby Darin, Tony Bennett , Dick Haymes, Mark Murphy, Tom Lellis e Bobby McFerrin affiorano qua e là ma sono del tutto filtrati da una personalità definita e subito riconoscibile, che fa leva su una totale acquisizione del testo che gli permette sempre di raccontare una storia (“Io sono quello che suono”, diceva Miles Davis). Qui, in due situazioni diverse ma accomunabili, il cantante si trova come un pesce nell’acqua, lontano mille miglia da qualsiasi tentazione revivalista. Il repertorio, scelto con gusto ineccepibile, appare una sfida vinta sul piano delle emozioni e della freschezza espositiva.
Eccezionali mi sembrano “The Tender Trap” e il medley, in cui i brani scivolano uno nell’altro con una naturalezza incantevole (splendido il “Dinner For One”, di cui ricordo rare e toccanti versioni), tra i brani con Rosa; “The Lady Is A Tramp”, dove è possibile ascoltare un gustoso duetto per voce e trombone, e soprattutto “Angel Eyes”, a mio parere uno dei più bei temi che siano mai stati scritti, si stagliano invece tra quelli con Bill Watrous.
Ma, nel loro insieme, tutti i pezzi concorrono a far di “A Lot of Livin’ To Do” un altro caposaldo del jazz vocale in Italia, anche se sono convinto che questo disco sia di assoluto livello internazionale.
Un ricco libretto con opportune disamine dello stesso Riccardo Mei, nonchè una gustosa presentazione di Carlo Loffredo, completano un prodotto che piacerà ai jazzofili e, forse, anche ai tanti che comprano Bublè e la Krall come noccioline: ne basterebbe appena un decimo per renderci tutti più felici, contenti e, perché no, con qualche euro in più in tasca.
Sarà importante quindi che il disco si faccia sentire; a tale proposito se, chi legge, ha voglia di organizzare un bel concerto di Riccardo dedicato a Sinatra e allo swing, ci interpelli senza indugi."
Massimo Tarabelli
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Riccardo Mei in concerto stasera alla Vecchia Stazione di Forlì
" Si fa chiamare La Voce,
ma non è Frank Sinatra.
Arriverà questa sera alla Vecchia Stazione di Forlì Riccardo Mei, un cantante jazz originale e unico nel panorama vocal jazz europeo, zeppo di voci al femminile.
Il giovane e raffinato cantante anconetano presenta uno spettacolo dal titolo "Close to you, Frank ! ", un suggestivo viaggio nelle canzoni di Frank Sinatra, ripercorrendo cronologicamente la carriera del famoso cantante americano di cui saranno reinterpretati i motivi più famosi.Tra gli altri, come non ricordare gli indimenticabili My funny Valentine oppure Moonlight in Vermont o anche Night time is the right time, che vengono trattati da Mei, con straordinaria freschezza inventiva.
Accanto al cantante marchigiano suonano i migliori strumentisti della scena jazz italiana, come Cinzia Gizzi al piano, Marco Tamburini alla tromba, Ron Seguin al contrabbasso e Amedeo Ariano alla batteria.
Riccardo Mei ha al suo attivo la presenza in numerose trasmissioni televisive e un album, My funny Valentine esportato anche negli Stati Uniti. Oltre a essere cantante e suonatore di sax e flauto Mei è anche attore cinematografico e speaker."
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MUSICA JAZZ - Aprile 1999
«WITCHCRAFT ! » Riccardo Mei -1997
"«Witchcraft!»: Witchcraft / Never Let Me Go / D.C. Farewell / All Or Nothing At All / Didn't We / One Step Ahead Of The Blues /I Could Write A Book / If I Should Lose You / Arrivederci Roma / Change Partners / Vedrai vedrai / Un assolo di sax. Riccardo Mei (voc.), Richie Cole (alto), Massimo Faraò (p.), Giorgio Rosciglione (cb.), Gegè Munari (batt.); agg. Francesco Puglisi (b. el.) nell'ultimo tit. Roma, 13-7-94. PHILOLOGY W94, distr. Ird. -
" C'è un sereno romanticismo mediterraneo nel crooning di Riccardo Mei, distillato con plasticità ed eleganza di enunciazione (e mantenendo una propria immagine sonora attraverso il cambio di lingua) tanto sui testi italiani quanto su quelli americani. E c'è un gusto ritmico esuberante e «celtico», assorbito dall'insegnamento di Mark Murphy, nelle sue frequenti avventure in scat, che appaiono forse troppo frequenti e magari in odore di incoerenza, come nell'introduzione latina che non entra in piena simbiosi con la lettura di All Or Nothing At All o nel tentativo di far swingare i versi italiani di Un assolo di sax, di svilupparne il respiro nell'improvvisazione scat o in certi ad lib prolungati oltre misura. Ma sono i rischi di una seduta come questa, vissuta nell'arco di una giornata (e pubblicata con un certo ritardo rispetto alla data di registrazione), che si fa apprezzare anche per la spontaneità delle scelte e delle atmosfere. Richie Cole, già prezioso partner di maestri come Eddie Jefferson e lo stesso Murphy, rinnova qui la sua fama di chiosatore dinamico quanto originale delle performance canore. La sua voce dall'iridescenza peculiare e asprigna si combina sapidamente al morbido e riverberante baritono di Mei, specie in un piccolo gioiello di coesione lirica come If I Should Lose You (che cantante e sassofonista affrontano in un delicato tête-à-tête senza accompagnamento), ma anche nel fluido, dialettico D.C. Farewell, che riecheggia il sodalizio Cole-Murphy, e in un Arrivederci Roma dal brio gentile, sorprendentemente efficace. Mei conferma la predilezione per clima e accenti della ballad intimistica nell'assorto Never Let Me Go (altro omaggio al repertorio di Murphy), cesellato in duo con il bravo Faraò, e in un Didn't We che sembra suggerire, nelle languide ombreggiature e nel generoso senso del rubato, un grande interprete dimenticato del songbook americano, David Allyn."
Luciano Federighi
Musica jazz - Aprile 1999
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SUONO - Giugno 1998
Riccardo Mei- WITCHCRAFT! - Philology w 94.2
"II percorso che ha condotto il cantante marchigiano Riccardo Mei a questa sua seconda fatica discografica (che fa seguito a "My Funny Valentine", inciso nel 1989 con Amedeo Tommasi, Marco Fratini e Roberto Gatto) non è certo dei più canonici. Oltreché interprete appassionato e competente (la sua dizione è praticamente perfetta) della tradizionale canzone americana di pregnanza jazzistica, il Nostro è infatti anche apprezzato attore. Non può sfuggire, quindi, l'affinità elettiva con i primi nomi storici che vengono in mente: Frank Sinatra, Nat King Cole, Bing Crosby. Ai primi due, del resto, Mei ha dedicato altrettanti spettacoli teatrali. Witchcraft!, registrato nel luglio del '94 a Roma, lo vede affiancato da un quartetto di strabordante esperienza, con l'altosax di Richie Cole, il pianoforte di Massimo Faraò, il contrabbasso di Giorgio Rosciglione (sostituito dal basso elettrico di Francesco Puglisi in un brano) e la batteria di Gegè Munari. All'atmosfera del repertorio s'è accennato: si va dalla title-track a classici altrettanto noti, come Never Let Me Go o All Or Nothing At All, ma vi sono accostati anche titoli meno frequentati (One Step Ahead Of The Blues di Mare Jordan) e chicche nostrane (Vedrai, vedrai di Tenco e addirittura Arrivederci Roma), con interpretazioni sempre azzeccate. Un artista bravo e raro, un CD godibilissimo e correttamente inciso."
Maurizio Favot
SUONO - Giugno 1998
Performance: 8,5
Tecnica: 7,5
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IL MESSAGGERO - Marche - 26.06.1990
Porto Recanati/ Gran jazz con Mei e Fresu
"Con una deliziosa perfomance vocale RICCARDO MEI, il jazz crooner di Ascoli Piceno, ha concluso la stagione dei «Giovedì è Jazz» al Green Leaves di Porto Recanati. Il concerto di Mei, applauditissimo, è stato illuminato dalla genialità del trombettista PAOLO FRESU, che ha punteggiato la perfetta dizione del cantante con controcanti e assoli di rara sensibilità e inventiva.
Se, come è probabile, questa serata diventerà un disco Philology, tutti avranno modo di verificare la fondatezza delle iperboli usate per descrivere l'evento e, a proposito di Fresu, che egli «ha suonato come noi tutti vorremmo che ancora suonasse Miles Davis», strepitoso, letteralmente. Risentire standards come «My funny Valentine» e «Moonlight in Vermont», blues come «Night time in the right time» ed «All blues», in un'epoca in cui si fa jazz solo, o prevalentemente, con originals artificiosi e complicati, è stato gratificante, ma sentirli, questi standards, trattati con la straordinaria freschezza inventiva di Riccardo e Paolo è stato addirittura entusiasmante."
"Il bilancio di questi due mesi di jazz è altamente positivo, corroborato dalla soddisfazione di aver visto tre dei sei gruppi presentati (la trumpet machine dedicata a Chet Baker, la Saxophone Summit dedicata a Dexter Gordon, il quintetto di Riccardo MEI ), ottenere una scrittura ufficiale per la prossima grande stagione jazz del Teatro Sperimentale di Ancona. "
"...Riccardo Mei, jazz singer, l'unico, con quella classe, in Europa."
PAOLO PIANGIARELLI
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Cantante dotato
Cantante dotato di un timbro caldo e pastoso, di un fraseggio che guarda con appassionato strabismo sia al passato (Dick Haymes, Bing Crosby, David Allyn, Frank Sinatra, Tony Bennett) che al presente (Mark Murphy, appunto, e Bobby McFerrin), Riccardo possiede in realtà una propria, palpabile, personalità che matura costantemente. II suo modo di affrontare qualsiasi repertorio, anche sperimentale o legato alla canzone d'autore italiana, riflette nello stesso tempo un medesimo progetto espressivo, in cui dinamismo e coinvolgimento interiore riescono a convivere grazie ad una forza di sintesi ammirevole.
Il repertorio di Nat King Cole, cantante-pianista di grande fascino ed importanza nella storia del jazz, dimostrerà quanto Riccardo sia capace di filtrare uno standard e renderlo proprio, sfuggendo ai pericoli di ricalco e di letture superficiali che tanto spesso si accavallano oggi.;04/04/2002
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Riccardo Mei interpreta Nat King Cole
"ANCONA - Riccardo Mei è di scena domani all'osteria Strabacco. Cantante noto agli abituali frequentatori di «Ancona Jazz», dove ha avuto modo di esibirsi già alcune volte. Soprattutto è stato protagonista la stagione scorsa quando dedicò l'intero concerto a Frank Sinatra, punto di riferimento imprescindibile per la sua evoluzione stilistica.
Nella storia del jazz, o della leggera di qualità imparentata al jazz, anche altre figure hanno esercitato un'influenza notevolissima: una di queste fu sicuramente Nat «King» Cole, scomparso ormai trent'anni fa e comunque oggetto di continue riscoperte. Anche quando era alle prese con un repertorio commerciale, la sua voce così morbida e profonda, le sue inflessioni affascinanti e magnetiche, sapevano stagliarsi con rara precisione e colpivano nel segno, nell'animo dell'ascoltatore.
Il suo modo di cantare fece scuola, e altrettanto il suo modo di suonare il pianoforte, elegante sintesi di certo pianismo stride e swing, con Earl Hines e Teddy Wilson in testa.
Ma forse, al di là del canto, fu la formula del suo trio, basato su un ingegnoso impasto piano-chitarra-contrabbasso, a lasciare un'impronta indelebile su tanti complessini jazz dagli anni '40 in avanti.
Quando «Ancona Jazz» ha proposto a Riccardo Mei, ormai di gran lunga il miglior cantante jazz in Italia, un ricordo di Cole, ha ottenuto subito un'adesione entusiasta. Ed è anche evidente come il trio che l'accompagnerà nella serata allo Strabacco ricalchi lo stesso line-up originale, cercando comunque di ricreare sì un aspetto formale consolidato ma di far uscire ugualmente la creatività del nuovo interprete. Aiutato da musicisti a lui congeniali, come il pianista Davide Fregni, il bassista Mauro Battisti, e il chitarrista Alessio Menconi, il cantante di Camerino saprà far vivere brani immortali (pensiamo a «Blue Gardenia». «Unforgettable», «Nature Boy», «Sweet Lorraine» e innumerevoli altri) di una luce diversa, grazie ad una personalità e ad una cultura in grado di guardare al passato non con intenzione revivalista, ma con l'ansia di apportare sempre qualcosa di fresco a momenti così importanti della storia del jazz. Ed è curioso ricordare come tutto ciò avvenga all'immediata vigilia del compleanno di Cole, il 17 marzo 1917: è un altro segno che nel piccolo «Strabacco» volerà uno spirito particolare sopra gli ascoltatori, tale da rendere la serata magica come forse nessun'altra.
Il concerto si articolerà induci set distinti: il primo inizierà alle ore 21 e il secondo alle 23.15, dando spazio al ristoro durante l'intervallo. Per prenotazioni rivolgersi direttamente allo Strabacco (tel. 071-54213); per informazioni, anche sul proseguo della rassegna, telefonare a Spaziomusica (071-2074239).";11/12/1990
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